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18
Aug
Giorgio Almirante e i natali madoniti
Storia e Cultura
Scritto da Antonino Cicero   
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Giorgio AlmiranteNon sono tanti i politici che, al di là delle singole ideologie professate e praticate, sono stati investiti da un'aura di rispetto bipartisan.
Una simpatia, a volte nascosta, per un impegno costante, quasi trascendentale, da destra a sinistra passando per il centro. Ed in ogni epoca. In quella in cui l'ideologia era chiesa, anche laica, con i suoi riti, le sue litanie, i suoi paramenti, le sue liturgie. Con il proprio clero e le proprie parrocchie.
Ma anche in quella, più recente, dove il crollo di quegli apparati – che oggi restano sbiadito contraltare di un vuoto pauroso – mitizza ancor di più figure importanti, con lo spessore delle guide.
Guide di folle ai comizi bagnati da quella retorica che scaldava i cuori e le menti.

E tra queste guide, certo, anche quel Giorgio Almirante che fu padre fondatore della destra postbellica che s'avviò in sordina all'indomani della pace mondiale per poi compattarsi ed ingrossarsi nei decenni successivi nell'Italia repubblicana, divisa tra crescita economica e misteri d'apparato, tra servizi segreti deviati e terrorismo nero e rosso.

Una destra postbellica che per alcuni fu un fascismo post-fascista; per altri un crogiuolo di eredità rivisitato alla luce del nuovo impianto istituzionale, pensato come base di una destra a tratti riformata, a tratti un po' nostalgica e un po' impaurita nel tentativo, forse mai veramente compiuto, di riabilitare alcuni valori depurati da certe sovrastrutture e da certe derive, teoriche e pratiche. Con accenti movimentisti, tra esoterismo evoliano e rifiuto della statolatria – accompagnato pur tuttavia, in quella variegata famiglia, anche dall'opposta visione statalista con cui faceva il paio il principio di autorità, attorno al quale molta letteratura d'area si è arrovellata, tirando dentro diritti naturali, democrazia rappresentativa, fede, tradizione, modernizzazione, pluralismo, individualismo, contrattualismo, egualitarismo, critica alla vita borghese, utilitarismo, controrivoluzione, nazionalismo, divisione sociale e gerarchica –, tra l'impennata socialista della prima ora, non concordemente accettata da tutti, e l'abbraccio liberal-capitalistico del secondo momento – pur con toni critici alla decadenza della società del capitale, con acuti contro il liberalismo appunto e il socialismo al contempo –, tra radicalizzazioni e scontri, il cammino di quella destra fu il cammino di una galassia assai variegata e niente affatto compatta, che si spostava dalle frange estreme a quelle moderate di stampo più conservatore e liberale, con lo sguardo rivolto al cattolicesimo – sebbene, spesso, non d'apparato – e filo-occidentali – pur a volte terzomondiste, antiatlantiste e antiamericane al grido di "né Urss né Usa, ma più Europa" –, ma non sempre esenti da rigurgiti populisti e di pacchiana accondiscendenza ad un certo militarismo di facciata e ad un simbolismo tra il magico, il macabro ed il razzista.

Un cammino assai tortuoso insomma, con posizioni contrapposte, a volte difficilmente conciliabili e irriducibili ad unità di pensiero e d'azione politica. E in mezzo sempre lui, quel padre fondatore ancora, che fu padre spirituale e storico segretario del Movimento Sociale Italiano che Gianfranco Fini, suo delfino, a Fiuggi, nel 1995, sciolse e fuse in Alleanza Nazionale prima e nel PdL poi, insieme a Forza Italia, per approdare, infine, a Futuro e Libertà, con la costola rautiana del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, deragliata in parte nel Movimento Idea Sociale e in parte in altri soggetti come Destra Sociale di Luca Romagnoli. Ma le emorragie di Fli si sono registrate fin da subito senza possibilità di arresto. E da lì a Fratelli d'Italia, passando per La Destra di Francesco Storace, con fughe individuali non oltre il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, pur con passaggi tra Scelta Civica e la nuova Forza Italia di Silvio Berlusconi.

Repubblichino, repubblicano, parlamentare di lungo corso con accanto la vulcanica donna Assunta, Giorgio Almirante segnò la scena politica italiana fino alla morte, nel 1988.
E all'origine di quella storia personale e collettiva insieme, ci fu un pezzo di Collesano. Il nonno di Giorgio, Nunzio, infatti, nacque proprio nel petto delle Madonie, nella Collesano alle pendici del Monte d'Oro.

L'anno è il 1837. Nunzio è figlio di Pasquale Almirante e di Elisabetta Pintavalle. L'archivio parrocchiale registra l'aria del tempo andato e Nunzio viene alla luce alle ore 16 di quel 3 dicembre, per essere battezzato alle 22 dal sacerdote Filippo Scelsi alla presenza dei padrini Domenico Piampiano e Carmela Macaluso.
Fu attore e padre di attori. Si spostò ben presto da Collesano al seguito delle compagnie teatrali con le quali lavorò. Morì, infatti, a L'Aquila nel 1906.

Una vita familiare dedicata alla recitazione. I figli Giacomo (nato a Palermo nel 1875 e morto a Roma nel 1944), Ernesto (nato a Mistretta nel 1877 e morto a Bologna nel 1964), Luigi (nato a Tunisi nel 1884 e morto a Roma nel 1963) e Mario (nato a Molfetta nel 1890 e morto a Roma nel 1964, padre, quest'ultimo, di Giorgio) furono attori e registi di riconosciuto spessore, a contatto con pellicole, copioni, palcoscenici, set, sale doppiaggio, interpreti e registi tra i più famosi della storia italiana (per citarne alcuni: Eleonora Duse, Ruggero Ruggeri, Luigi Zampa, i fratelli De Filippo, Vittorio De Sica, Pietro Germi, Mario Monicelli, Steno, Federico Fellini...).
Anche i fratelli di Nunzio, Pasquale e Michele, furono attori. Michele peraltro fu padre di Italia Almirante Manzini (dal cognome del marito Amerigo, giornalista e scrittore), viso famoso del cinema muto dei primi decenni del Novecento.

Una vita dedicata all'arte con in mezzo il fuoco della politica. Nel bene e nel male. O forse, nella buona e nella cattiva sorte. Questione di prospettive.

Antonino Cicero

Fonte: Espero, Anno VIII, nn. 87/88, Giugno-Luglio 2014, pp. 1 e 6

 








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