04
Feb
Caso FIAT: Tutti uniti per Termini Imerese Stampa
Politica
Scritto da Giampiero Guzzio   

Sciopero di quattro ore ieri per i lavoratori della Fiat, che protestano contro la chiusura dello stabilimento siciliano. Sindacati e operai hanno aderito in massa all’iniziativa con punte dell’80 per cento. Per Epifani è un successo.
Da Torino a Milano, da Termini Imerese a Pomigliano d’Arco sale la tensione negli stabilimenti Fiat dove gli operai in massa hanno aderito, ieri, allo sciopero di quattro ore promosso dai sindacati contro la chiusura dello stabilimento siciliano e il piano industriale presentato dai vertici torinesi.Trentaduemila i lavoratori interessati con punte di adesione (secondo i sindacati) in alcuni stabilimenti fino al 70%, che anticipa i prossimi incontri tra governo e la stessa Fiat sul futuro dell’azienda, a partire da venerdì prossimo.
A Milano, la protesta si è concentrata fuori della sede della Regione Lombardia dove un centinaio di lavoratori dell’Alfa Romeo di Arese ha organizzato un presidio.

«Siamo qui - hanno detto i lavoratori - perché la Regione è corresponsabile di questa crisi. Non ha fatto rispettare - è l’accusa - gli accordi sul Polo della Mobilità nell’area di Arese per i quali ha già intascato milioni di euro dal governo».A Corbetta (Milano), tre pullman provenienti dalla Germania hanno portato alcune decine di lavoratori di uno stabilimento della Magneti Marelli in sciopero contro le annunciate iniziative di delocalizzazione. Presidi con adesione quasi totale anche negli stabilimenti modenesi della Ferrari, Maserati e due della Cnh.
Adesione di massa anche a Termini Imerese dove i lavoratori hanno varcato i cancelli della fabbrica poco dopo le 10, e si sono radunati nel piazzale dello stabilimento per tenere un presidio. Ad attenderli c’era il segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini che rispondendo alle dichiarazioni di Marchionne intenzionato a chiudere lo stabilimento ha opposto un netto: «non molleremo, qui a Termini Imerese si dovranno produrre macchine costi quel che costi». Sciopero di 4 ore con iniziative esterne anche alla Fiat Auto di Cassino (Frosinone), alla Sevel di Atessa (Chieti) e alla Sata di San Nicola di Melfi (Potenza). In Campania, a Pomigliano d’Arco e Pratola Serra, le quattro ore di sciopero sono rinviate alla ripresa della produzione. In entrambi gli stabilimenti infatti gli operai sono in cassa integrazione.

A Pomigliano invece, i sindacati non conoscono ancora la programmazione dell’azienda ma intanto, nella sala del Consiglio comunale occupata dallo scorso 16 dicembre da 38 ex precari di Handling si è svolta una manifestazione unitaria che ha visto insieme Fiom, Fim, Uilm e Fismic e Ugl. Unità che invece è mancata a Torino dove comunque centinaia di lavoratori hanno improvvisato un corteo fuori Mirafiori. Qui le organizzazioni sindacali hanno però deciso modalità diverse dello sciopero: dalle 9 alle 13 per la Fiom e per l’Ugl con rientro degli operai nell’ultima ora del turno, dalle 10 alle 14 con uscita per l’ultima ora per Fim, Uilm e Fismic e tutto il giorno per i Cobas. «Volevano contarsi e hanno fatto fallire lo sciopero» è stata l’accusa della Uil che ha denunciato adesioni non superiori al 6%».

Numeri a dire il vero smentiti già dalla stessa Fiat che ha invece parlato di adesioni fino al 14% e che certo vengono respinti dalla Fiom che ha comunicato, in alcuni comparti come la “carrozzeria”, partecipazioni anche fino all’80%. «Non siamo noi che ci siamo differenziati sono loro che hanno smentito la linea accordata a livello nazionale – accusa Giorgio Airaudo responsabile Fiom piemontese – si era parlato di iniziative forti e visibili e non certo di atti  di testimonianza. Uscire un’ora prima della fine del turno non ha senso e avrebbe lanciato un segnale di debolezza ai lavoratori. Il problema è che avevano paura delle basse adesioni. Noi abbiamo dimostrato il contrario».
Di sciopero riuscito ha parlato il segretario della Cgil, Epifani, Angelo Bonelli ha invece chiesto al governo la riconversione per la produzione di autobus ecologici, tram e tramvie delle fabbriche di Termini Imerese e Pomigliano D’Arco.

[Fonte: TerraNews, 04 Febbraio 2010]

 
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